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BastaLeggere.OgnunoGiudicherà.
Benvenuti sul mio blog.
Pensieri in libertà su fatti di attualità,sul funzionamento del mondo;idee che ho in testa.
E' sconsigliata la lettura a tutti quelli che per il fatto di non sapere tutto,pontificano di non sapere nulla.Più so, più dubito.Ma quel che so, so.
Se poi sbaglio, pazienza.
Buona lettura a tutti
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9 gennaio 2009
pensieri dell'oltretomba
Mi sono soffermato a pensare – e non è la prima volta – a quando non ci sarò più.
Sarà come non ci fosse più il mondo perché non potrò più contemplarlo e non ci sarà nessuno che mi darà informazioni al riguardo; anzi, sarà come non fosse mai esistito, il mondo.
In piccolo, un po’ quello che succederà all’estinzione della razza umana o ancora più in piccolo quando la Terra verrà distrutta dal Sole morente. Nessuno saprà più che è esistita la vita sulla Terra ( a meno di esodi interstellari etc etc etc)
E’ un po’ la croce e delizia di noi atei : croce, perché non abbiamo il conforto di una coscienza dopo morti; delizia perché……Provo a spiegarlo, per come la penso :
Delizia perché la mia mente, per forza razionale – ma non per questo ragionevole – non riesce a concepire una “vita” eterna, sia essa di beatitudine o di stenti (forse di stenti, si!); la beatitudine assoluta, per essere tale, dovrebbe essere scevra da ogni rimpianto, da ogni nozione della vita terrena, da ogni evento che accade sulla Terra, da ogni ricordo della propria vita mortale, perché tutto potrebbe inficiare la condizione di perfetta beatitudine : la sofferenza di un parente, il ricordo di un dolore, la guerra, la fame, la pena per chi, nell’immaginario collettivo, non sta in Paradiso ma all’Inferno, ammesso e non concesso che la vita terrena sia l’esame per l’eternità.
Detto questo per sommi capi, la condizione di beatitudine eterna deve somigliare molto ad una condizione – sia detto senza offesa – di stato vegetativo neuronale.
Come direbbe un credente, Dio mi scampi da siffatta beatitudine incosciente ed eterna e senza uno scopo.
L’obiezione più comune a questo punto è quella basata sul fatto, incontestabile, della totale mancanza di certezze, se non quella di una vita eterna nella luce di Dio e nella sua Perfetta condizione (talvolta si dice anche che si diventa parte di Dio); a me però appare chiaro che la beatitudine assoluta, dev’essere priva di soggettività e di pensieri che per loro stessa esistenza sono “corruttibili”. Praticamente una sorta di, mi si passi la battuta, comunismo perfetto.
In fondo, una tale condizione assomiglia tantissimo alla morte eterna dell’anima, perché non vedo grandi differenze tra il non essere più coscienti di nulla o essere coscienti solo della propria beatitudine, sempre uguale a se stessa per l’eternità.
Qui risiede una delle delizie d’esser ateo.
E qui comincia anche la discordanza totale e globale tra i credenti, le mille e mille ipotesi su come sarà l’aldilà, talmente tante da essere quasi personali, una diversa dall’altra, talmente tante da non essere nessuna verosimile, semplicemente sogni e speranze, perché nessuno in realtà sogna una vita beata eterna nell’incoscienza totale.
C’è una versione dell’aldilà che più mi piace ed è quella che il premio per una vita condotta nel solco della giustezza e del rispetto verso gli altri, sia una vita eterna a proprio piacimento; ogni desiderio espresso realizzato, ogni volontà esaudita (eccetto a quanto pare l’interferire nella vita terrena altrui, altrimenti staremmo tutti bene).
Anche qui però, per essere veramente felici, dovrebbe mancare il ricordo delle persone care, degli stenti, dei dolori e della condizione della vita terrena che scorre comunque dopo la nostra morte.
Dovrebbe soprattutto mancare il contatto con le persone care morte, perché a meno di credere che tutti possano avere la felicità eterna – cadendo così il premio per una vita “corretta”, col rischio di trovarci “vicini di nuvola di Adolf Hitler” – scoprire che il proprio amato figlio o padre non sarà con noi perché condannato ad un’altra ben più miserabile vita eterna, potrebbe rendere eternamente penoso il nostro aldilà.
Inoltre, in una condizione di felicità eterna soggettiva, non riesco a immaginare quale possa essere quella di un essere umano morto infante, se nell’aldilà avrà la stessa coscienza di un “morto adulto” o di un morto dopo una vita in stato vegetativo o di……
Chi sceglierà, nell’aldilà, una donna che ha amato due uomini? E quale sarà il comportamento di questi due uomini, posto che entrambi, nel loro Paradiso la vorrebbero tutta per se?
Ci vorrebbe un Paradiso per ognuno, completamente slegato dagli altri ma senza che la propria coscienza lo sappia. Una sorta di inganno celestiale, insomma.
Qui risiede un’altra delizia dell’ateo ( o meglio, del mio essere ateo). La certezza che questo terribile guazzabuglio non ci sarà.
| inviato da Caleidoscopio il 9/1/2009 alle 21:58 | |
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20 dicembre 2008
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
Se i futuri giudici imbrogliano al concorso. (AUTORE : MIA MOGLIE)
Non se ne è praticamente parlato. Il solito clamore per un paio di giorni, poi il nulla. Nessuno che ci sia venuto a dire che sì, la cosa in sè è scandalosa, ma lo è ancora di più il principio generale che si nasconde dietro all'ennesimo, perfin banale, gioco di spintarelle, favoritismi, vedononvedo, miaccorgomafacciofintadinulla. Anche in questo caso, come di fronte a molte altre notiziacce, mi sono ritrovata sola (con Phabio) a perplimermi sul senso civico degli italiani, muti e silenti anche di fronte alla sensazione di vuoto-sotto-i-piedi che questa notizia mi aveva provocato. Poi, inaspettatamente, un tizio che si chiama Piero Ottone ha scritto qualche riga sul Venerdì Di quelle da meritare la fatica di copiarle parola per parola, per poi diffonderle ovunque sia possibile.
Spero che lo faccia anche qualcuno di voi.
"....ho appreso tuttavia di recente una notizia che mi è sembrata diversa dalle altre:mi riferisco al concorso per reclutare un congruo numero di magistrati, concorso che si è pensato di annullare perchè troppo numerosi erano gli imbrogli da parte dei candidati.
Cioè, dei giudici di domani.
Una notizia del genere fa su di me una strana impressione. Come se mi mancasse il terreno sotto i piedi. Forse capita anche a voi.D'accordo: i magistrati sono esseri umani, non sono perfetti.Di fronte allo stesso reato ciascuno di loro può dare, in buona fede, un giudizio diverso. Non solo: ci sono anche, tra i tanti, magistrati disonesti, che si lasciano corrompere.Si immagina però che coloro i quali scelgono la cariera del giudice abbiano pur sempre un punto di riferimento preciso, una stella fissa: fare giustizia, punire i colpevoli. Come si immagina che coloro i quali chiedono di essere ordinati preti abbiano un punto di riferimento altrettanto preciso: la fede in Dio. Possono poi, i fatti della vita, scuotere la fede, intaccare l'onestà: il punto di partenza dovrebbe essere tuttavia quello che ho detto.
Ma che cosa si può dire di una società in cui un candidato alla magistratura per prima cosa imbroglia?Qual è la sua etica? Mi sembra che quella società sia senza speranza; che abbia perso ogni fondamento. Ecco perchè dico che, di fronte ad un fatto del genere, manca il terreno sotto i piedi, viene il capogiro. Viviamo dunque in uno stato privo di senso?In uno Stato non solo senza giustizia, ma addirittura privo della premessa perchè giustizia si faccia? Si invocano riforme perchè l'apparato giudiziario sia migliorato; gli uni invocano la separazione delle carriere, gli altri chiedono leggi chiare, eque. Ma a che serve tutto questo, se manca la materia prima? Se coloro che la giustizia dovranno poi amministrarla, al concorso imbrogliano?"
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA (QUESTO E' MIO) Tralasciando che a mio parere non è la cosa più urgente da fare in un periodo come questo, cito, e questo per me è già un fatto straordinario, Gianfranco Fini : " La riforma della Giustizia non può prescindere dalle necessità dei cittadini e queste necessità sono in primis tutelate solo se i processi hanno una durata accettabile". Assunto questo e considerato che invece per alcun cittadini l'attuale lentezza è una manna dal cielo, i tre interventi fondamentali da attuare subito sarebbero: 1) La decorrenza della prescrizione deve partire dalla data di notifica del reato o di arresto del reo e non dalla data in cui è stato commesso. 2) Aumentare il numero di magistrati, pubblici ministeri e cancellieri. 3) Mettere a disposizione degli uffici dei tribunali tutto ciò che occorre per svolgere il lavoro senza impedimenti.(carta, biro, benzina, PC, tavoli, sedie, fotocopiatrici, distributori di bevande etc.) Il primo punto sembrerebbe slegato dai successivi ma in realtà, se questi ultimi funzionassero sarebbe la maggior garanzia di punibilità dei rei. Il secondo ed il terzo punto sono ovviamente legati ad una maggior disponibilità di fondi che , direte voi, in questo momento non ci sono (in realtà sembra ci siano per Fiat, Alitalia e banche ma tant'è). Si dice però e non faccio fatica a crederlo, che per colpa della lentezza della Giustizia si sprecano una marea di soldi, probabilmente più di quanti se ne spenderebbero mettendo la macchina della Giustizia in condizioni di funzionare correttamente. Di fronte alle URLA della politica ben amplificate dai media sull’urgentissima necessità di una riforma della Giustizia mi domando: Ma se facessimo un sondaggio tra tutti gli italiani, chiedendo di quale categoria si fida di più, politici o magistrati, cosa ne uscirebbe? E nel caso ci fidassimo più dei magistrati cosa dovremmo fare di fronte ad una riforma giudiziaria della quale non sappiamo ancora nulla se non la separazione delle carriere(embè?) e la solita strampalata idiozia leghista(elezione diretta dei magistrati dal popolo)? Io comincerei ad oliare gli ingranaggi e vedere come va, giusto per sfoltire gli arretrati. Poi penserei a come fare per evitare che GIGANTESCHE T. d. C., F d. P., B. R. i. C. (scusate gli eufemismi), si mettano a fare il concorso per magistrato pensando di imbrogliare. Costoro peraltro dovrebbero, come minimo, esser privati della laurea.
| inviato da Caleidoscopio il 20/12/2008 alle 12:31 | |
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22 ottobre 2007
LE STRANE LEGGI DEL MERCATO
Vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse perchè è lecito acquistare droga ma non è lecito venderla. Vorrei che qualcuno mi spiegasse perchè sulle bottiglie di bevande alcooliche non ci sono gli stessi avvertimenti che compaiono sui pacchetti delle sigarette. Di più: Vorrei sapere perchè sulle confezioni del lardo di Colonnata, per fare un esempio, non ci sia scritto che l'abuso di tale sostanza può provocare l'infarto. Vorrei sapere perchè lo Stato vende e lucra sulle sigarette e sull'alcool quando questi causano molti più morti della droga che pure non è controllata nella sua qualità ed è quindi centinaia di volte più mortale che se fosse venduta alla luce del sole. Vorrei sapere qual'è la differenza tra uno che muore di cancro al polmone, uno che muore di cirrosi epatica e uno che muore di overdose. Ah, dimenticavo...Vorrei sapere perchè ai cittadini è permesso comprare armi ed infine perchè, nell'Afghanistan "liberato" prospera più che mai la coltivazione di papavero da oppio. Sarà mica perchè i Talebani l'avevano cancellato dall'Afghanistan che gli abbiamo fatto guerra???!??! Bu. Bu buh!
| inviato da Caleidoscopio il 22/10/2007 alle 10:29 | |
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18 ottobre 2007
IL RUOLO DELLA FEDE NELLO STATO DEMOCRATICO (lettera a Repubblica)
Nell'associarmi in toto al pensiero di Zagrebelsky (Repubblica del 17/10/07)nonchè alla sua splendida prosa, non posso non aggiungere un paio di cose a favore dell'autosostentamento morale ed etico di uno Stato laico, secolarizzato, liberale e democratico.
A me non pare che, fatto salvo il caso dell'Italia, ad oggi ci siano Stati democratici e liberali alle prese coi vincoli della Chiesa cristiana ed in particolar modo cattolica; nei fatti peraltro, proprio l'Italia non mi sembra granchè all'avanguardia in Europa in fatto di etica e moralità di costumi, sollevando così più di un dubbio riguardo all'imprescindibilità della religione in ambito democratico e liberale.
Francamente non so da quale parte del mondo Bockenforde prenda esempio per sostenere la necessità della fede per la sopravvivenza di uno Stato democratico.
Le tesi di Bockenforde, a mio avviso, possono trovare riscontro in un dibattito solamente qui in Italia; a riprova delle mie parole basta vedere ciò che ha fatto la cattolicissima Spagna riguardo al matrimonio libero a tutti, alla procreazione assistita ed altro, suscitando si la forte disapprovazione della Chiesa che però, di fatto, non ha avuto alcun effetto pratico.
Solo in Italia assistiamo a questo scontro Chiesa/Stato, dovuto al fatto che ogni giorno viene dato spazio sui giornali e sulle televisioni alle esternazioni della Chiesa su ogni aspetto della vita sociale e politica, con conseguente botta e risposta tra schieramenti politici che non fa altro che inquinare e rallentare il corso della democrazia; in nessun altro Paese democratico, a mio avviso, si assiste a queste ingerenze.
Senza voler svilire un dibattito che di volta in volta vede in campo autorità storiche, personaggi di grande cultura e sapienza da una parte e dall'altra della barricata, non vorrei che si perdesse di vista che in realtà l'argomento non è tanto "Il rapporto tra Stato e Chiesa nelle democrazie liberali" ma "Il rapporto tra Stato e Chiesa in Italia".
Se un giorno prenderemo coscienza che siamo l'ultimo baluardo della Chiesa cattolica nel mondo democratico e liberale forse potremo tranquillamente rispondere che si, la democrazia in Italia può non aver bisogno della fede per sopravvivere.
| inviato da Caleidoscopio il 18/10/2007 alle 19:36 | |
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7 ottobre 2007
Per De Magistris

Clicca per vedere il video....
| inviato da Caleidoscopio il 7/10/2007 alle 19:10 | |
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7 ottobre 2007
DA CHE PARTE STATE
LETTERA A REPUBBLICA 07/10/07
Caro Direttore, mi rivolgo a Lei quale responsabile della linea editoriale del Suo giornale - nel quale spiccano in assoluto tra le più grandi firme giornalistiche della nostra epoca – per capire perché siete così contrari alle gogne mediatiche ed ai toni sopra le righe che provengono da vari personaggi quali Santoro, Travaglio, Grillo, Sartori, Guzzanti Sabina ed altri ancora. La vera domanda in realtà è : Siete veramente disposti, pur di rispettare fino in fondo i dettami democratici, ad avere nuovamente Silvio Berlusconi al potere con o senza questa legge elettorale? A me pare fin troppo chiaro, e non c’era bisogno del risultato odierno del sondaggio di Repubblica, che il Partito Democratico è destinato a perdere alle prossime elezioni; troppi sono i delusi del centrosinistra, troppi sono gli italiani che in Berlusconi vedono un uomo che li lascerebbe liberi di fare ciò che gli pare. Io non ricordo, prima dell’avvento di Silvio Berlusconi in politica, che nella nostra Repubblica ci siano mai stati episodi di intromissioni della politica nella magistratura e viceversa; non si può dire ai magistrati di stare zitti quando negli ultimi quindici anni sono stati oggetto di attacchi terrificanti da parte della metà dei media italiani e dei politici italiani; ricordo invece bene quando Berlusconi entrò in politica, cavalcando l’onda giustizialista, proponendosi come il nuovo nello sfascio dei partiti, lui, un imprenditore, contro la politica del bla bla, degli sprechi, della corruzione; lui si presentò come l’antipolitico, l’unico che in questi tre lustri ha fatto la vera antipolitica, governando solo grazie ad un partito antidemocratico, antiitaliano, anti-Stato e cioè la Lega. Salvo poi devastare mediaticamente Mani Pulite non appena venne toccato. E’ grazie a lui se Mani Pulite non ha ripulito Tangentopoli. Non saremmo in questo stato se il governo del Paese fosse passato nelle mani di Occhetto, o di Fini o perfino di Casini e Follini. Non avrebbero osato massacrare la magistratura agli occhi dei cittadini, delegittimandola un giorno sì e l’altro pure e la magistratura non avrebbe invaso, disperata, un campo che non le compete. Avrei voluto vedere Voi al posto dei giudici in questi anni, alle prese con una corruzione dilagante, con una serie di leggi colabrodo in grado di assicurare ogni impunità; lavorare duro per dieci-dodici ore al giorno o più, venire insultati, minacciati, magari in Tribunali come quello di Roma dove chiunque può accedere a fascicoli riservati, trovarsi di fronte a nomi eccellenti, in grado di rovinarti, di vilipenderti, di sottoporti, questa sì, a vera gogna mediatica, altro che quella di Mastella e compari. Abbiamo ed avete accusato i politici di occupare sistematicamente le tv, di apparire in continuazione, di dire la propria senza domande scomode e quando succede che si mette in imbarazzo qualcuno ecco che si grida alla gogna mediatica; vogliono stare in televisione? Che si becchino pure le figuracce e gli attacchi, soprattutto se si rifiutano di partecipare perché siederebbero su uno strapuntino piuttosto che su una comoda poltrona di pelle umana. Non era allora gogna mediatica quella a cui fu sottoposto Silvio Berlusconi da Luttazzi e Travaglio e da Santoro poi? Chi si levò in sua difesa se non quei ciarlatani dei suoi sudditi? Io non nego che l’attuale governo stia facendo bene in economia, per esempio; compie miracoli per tenere in piedi una situazione che comunque non volgerà mai più al bello, non nascondiamoci, per favore. Siamo il Paese che spreca più danari, soprattutto per la malavita e il malaffare, inseriti in un contesto Occidentale la cui economia non può più avere sbocchi interni né tantomeno esterni salvo che la Cina non imploda. Capisco che preferiate un governo così traballante, risicato, litigioso e quindi parecchio ingessato piuttosto che quell’altro ma non potete essere così ciechi da non capire che senza un forte scossone, senza un cambiamento di rotta radicale, senza una pulizia dei personaggi ambigui della politica, non si vince contro Berlusconi. Il vaccino preconizzato da Montanelli non ha avuto successo. Voi parlate ad un popolo stufo. Vi leggono si e no due milioni di persone sufficientemente intelligenti da capire che gente come D’Alema, Prodi, Fassino, Veltroni, Rutelli, Mastella non hanno voglia di cambiare lo status quo della politica. E queste persone sono stufe di sentirvi dire che i magistrati non possono parlare, che Santoro è scorretto, che Travaglio è un invasato, che Grillo è l’antipolitica. La vera antipolitica è quella che fanno i politici quando non pensano ai cittadini ed al Paese ma ai propri interessi e poltrone. La politica non è potere, serve per governare i cittadini. Serve, servizio, servitori. Chiaro il concetto? Chi vuol fare politica deve essere pronto a sacrificarsi per il bene degli altri, altrimenti fa dell’antipolitica. Se non capite questo sarete tra i primi responsabili dell’anarchia, perché solo con il vostro prestigio si può cercare di cambiare le cose. La democrazia va allo sfascio non certo per gli insulti e le gogne ma per il modo con cui siamo comandati. E basta per favore con le litanie sulle autoassoluzioni e sul guardarsi allo specchio prima di parlare. Se chi ci governa non fa altro che evitare gli specchi e di dire che ha la coscienza pulita, perché mai gli italiani non dovrebbero fare altrettanto? Oggi in Italia ci sono alcune persone che hanno la visibilità e le capacità di dire ciò che decine di milioni di italiani in maggioranza onesti pensano, e cioè che siamo un Pesce marcio nel corpo ma che comunque puzziamo sempre a partire dalla testa; ed è sempre dalla testa che si capisce se siamo freschi oppure no, basta guardarci negli occhi. Forza Beppe, forza Marco, forza Michele, forza Sabina e speriamo che al più presto vi prendano sul serio, politici e giornalisti, fermando il rischio che la gente si esasperi definitivamente.
| inviato da Caleidoscopio il 7/10/2007 alle 16:13 | |
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6 ottobre 2007
LETTERE AL GIORNALE
Pubblico qui le ultime lettere spedite a Repubblica e le eventuali risposte pervenutemi.
LETTERA AL "VENERDI' DI REPUBBLICA" 29/07/07
Caro Maltese,
pur condividendo appieno come mi capita nel 99% dei casi il Suo articolo apparso su "Il Venerdì" del 27 Luglio,
mi preme sottolineare come l'etica, in questo degenerato Paese possa essere inculcata solo in due modi:
O insegnandola a scuola, magari al posto dell'ora di religione - che in quanto a etica lascia molto a desiderare - oppure attraverso l'indignazione popolare per ciò che l'etica vorrebbe non accadesse ma che le leggi permettono che accada.
Se nel nostro Paese, vicende come quella di Cesare Previti non fossero poste all'attenzione pubblica come nell'iniziativa di Beppe Grillo, chi le porrebbe all'attenzione? Le tre reti Mediaset? Suvvia... Rai 1 e Rai 2? Andiamo......E Rai 3 per quanti giorni consecutivi potrebbe riproporre il caso all'attenzione dei telespettatori?
Il pregio di certe azioni come quelle di Grillo non sta, come Lei ha ben sottolineato, nella speranza di cambiare una legge ma nel tentativo di far sapere, almeno ai giovani, quali siano i comportamenti dei personaggi pubblici ed in special modo quelli del Parlamento, nella speranza di individuare l'etica attraverso l'indignazione che pur ne è una conseguenza.
Se nemmeno se ne parla delle schifezze che quotidianamente coprono di ridicolo l'Italia, l'etica ce la possiamo sognare per sempre, e come giustamente Lei dice, senza l'etica le leggi non servono.
E' vero che se abbiamo bisogno di un comico per spiegare ai cittadini cosa non funziona siamo nel guano fino al collo, ma ringraziamo la buona sorte se almeno abbiamo il comico:
Forse un giorno avremo anche una rivoluzione, visto che ormai in Italia lo status quo non può più essere cambiato democraticamente.
Grazie per i suoi articoli; leggere Lei e pochi altri mi fa ancora sperare di non essere fuori dal mondo.
Cordiali saluti
www.caleidoscopio.ilcannocchiale.it RISPOSTA DI CURZIO MALTESE 18/09/07
(riassunto per mancanza di autorizzazione, peraltro mai richiesta)
mi si dice che non dovevo fare il paragone dell'africano con l'elettore italiano che ha un sacco di scelte nelle innumerevoli liste elettorali, fatte salve le ultime elezioni. E' indignato e mi invita a riflettere perchè la volontà di autoassoluzione ha un limite
MIA RISPOSTA 19/09/07
Innanzitutto La ringrazio per avermi risposto, è cosa rara ed apprezzabile.
Lei ha ragione, non avrei dovuto fare quel paragone, sarebbe stato meglio avessi fatto riferimento al cibo per gatti, per cui mi scuso con gli africani tutti per aver paragonato un Mastella qualsiasi a mezza ciotola di riso e quindi la terribile tragedia della fame nel mondo alla nostra situazione elettorale.
Poi vorrei che comprendesse che per noi comuni mortali non è facile condensare il pensiero sul mondo intero in quattro righe per avere la speranza di una risposta anzichè una cestinatura preventiva.
Infine non ho alcuna intenzione di autoassolvermi, per cosa poi, mi scusi?
Abbia pazienza, ma Lei che può, perchè non va a dirlo ai politici che la volontà di autoassoluzione ha dei limiti?
Ha per caso in mente qualche esempio di mea culpa tra coloro che dovrebbero dare l'Esempio?
Perchè se la prende con la mia forma e non coi contenuti delle mezze ciotole?
Chi deve risolvere problemi devastanti come l'evasione fiscale, la corruzione, la criminalità organizzata, la mancanza di fondi per la scuola e per la giustizia? Io? Lei? Chi, tra i politici, rischia la sua carriera come Saviano rischia la sua vita, per fare qualcosa?
Come fa Lei a dire che è colpa mia quando con questo sistema persino Di Pietro si è fatto sfuggire un candidato nel suo partito come De Gregorio?Dovevo saperlo io che De Gregorio era una mezza ciotola di riso?
Davvero Lei pensa che tra i candidati che noi dobbiamo votare ci siano un sacco di tortellini panna e speck e che siamo noi che scegliamo male? Che alternativa ha per esempio, un elettore di destra alle ciotole Berlusconi, Bossi,Fini e Casini? Mi sa dire chi dovrebbe votare? Un militante dei circoli della Brambilla? Uno dei giovani di Dell'Utri? Un ciellino cresciuto a oil for food e Formigoni?
Un immaginario padano celodurista? Sono diventati improvvisamente tutti idioti quelli che votano a destra o non hanno alternative?
Io credo che al punto in cui siamo, non possiamo fare i Mazzini per sperare di rimettere in piedi l'Italia ma dobbiamo fare i Garibaldi e ben venga uno come Grillo a svegliarci un po' e a mettere magari un po' di sale sulla coda di quella gente così vicina a parlare di brioches che nemmeno se ne rende conto.
La ringrazio ancora per la pazienza e la cortesia avuta, non mi dimentico di dirLe che continuerò a leggere i suoi articoli ed i suoi corsivi su Repubblica , il Venerdì e L'Espresso e continuerò ad essere d'accordo al 95% con quello che Lei dice.
Mi rimane una curiosità, che ovviamente non pretendo venga soddisfatta in quanto mi ritengo già fin troppo omaggiato:
Il Dott. Augias, destinatario della mia missiva, come l'ha avvisata?
Vorrei che lo ringraziasse per la cortesia avuta nell'inoltrarLe la mail e che lo rassicurasse che non lo subisserò troppo di lettere, quest'anno...Sono troppo sconfortato per indignarmi a dovere.Ho persino smesso di vaneggiare sul blog, si figuri.
Un cordiale saluto
LETTERA A MICHELE SERRA 22/09/07
Caro Michele,
da ogni Tua amaca, da ogni Tuo corsivo, da ogni Tuo articolo, persino da ogni Tua apparentemente innocente Satira Preventiva traspare, ma oserei dire appare in tutta evidenza, l'insofferenza e il conseguente sconforto per ogni singolo aspetto della vita sociale italiana.
Tu colpisci, Scalfari colpisce, Maltese colpisce, Benigni colpisce, Fo colpisce, Luttazzi colpisce, colpite in continuazione, colpi duri, grevi e il risultato qual è a 15 anni da mani pulite? Il nulla.
Tutto resta come prima, a tal punto che che se cadesse Prodi, tornerebbe Berlusconi.
Io non vorrei fare paragoni empi ma mi sembrate tanti Mazzini in esilio che dopo aver inutilmente pontificato a una plebe semianalfabeta ed incapace di comprendere lo sfacelo italiano, storcete il naso perchè appare Garibaldi con le sue rozze truppe, il suo sboccato linguaggio ed i suoi metodi spicci a mettere a ferro e fuoco padroni e serventi.
Capisco Mazza, capisco Della Loggia, Ostellino, Sgarbi, Moncalvo, capisco tutti i serventi ma non capisco Voi. Non capisco perchè improvvisamente vedete in Grillo una specie di quaquaraquà.
Io - e senz'altro mi sbaglierò perchè non è possibile fare altrimenti di fronte a cotanto senno (senza ironia, Ti prego di credermi) - vedo in Grillo un uomo stanco di parlare e basta, un uomo che ha a cuore il destino dell'Italia. Non si aspetta di avere quasi sessant'anni per fare il carrierista. Perchè devi andare a dire proprio a lui che anche il Dalai Lama accetta critiche, quando nemmeno il più ridicolo dei politicanti, ovvero la Brambilla, accetterebbe un appunto su una sua unghia mal pitturata?
Qual è il pericolo? In quale altro modo, fatta salva una rifondazione della scuola che basi i suoi programmi sull'etica e sul rispetto degli altri fin dalle elementari con risultati che si vedrenno fra trent'anni, possiamo sperare di raddrizzare una situazione che fa acqua putrida e marcia da tutte le parti?
Pensate che Grillo sia uscito di senno? Va bene, d'accordo; potete sempre appoggiarlo e poi fermarlo a Teano.
Se ce l'ha fatta Vittorio Emanuele, figuratevi Voi.
Siamo nelle Vostre mani, mani libere e oneste, mani in cui un Paese non dovrebbe mai mettersi perchè il vostro è un altro lavoro ma non potete non renderVi conto che siamo a questo triste punto.
Ti saluto affettuosamente.
Fabio Ferrari
LETTERA A REPUBBLICA 27/09/07 La politica è l’arte di governare un Paese. Un politico dovrebbe avere bene in testa che il suo lavoro è finalizzato al bene comune; è cioè, finalizzato agli altri. Quando un politico non risulta capace di fare il proprio mestiere, sbagliando decisioni o valutazioni, fa della cattiva politica. Quando un politico fa i propri interessi e con questo intendo persino il preoccuparsi di non far scemare le proprie prebende, agevolazioni, rimborsi e benefici, vuol dire che non sta facendo politica. Fare i propri interessi in politica significa fare dell’antipolitica; è evidente, dato che si fa il contrario di quello che si dovrebbe fare. Le proteste, gli slogans, le manifestazioni, anche se demagogiche e populiste, anche se propugnano l’eliminazione dei partiti (ma ritengo che Grillo voglia più che altro eliminare QUESTI partiti) sono il frutto dell’antipolitica, non l’antipolitica stessa. Se si trattasse di proteste contro una cattiva politica, troverebbero immediatamente riscontro nella politica medesima che dall’alto della consapevolezza del proprio ruolo saprebbe dove mettere le mani, escludendo cioè dal proprio entourage gli incapaci non presentandoli alle elezioni successive o dimettendosi essi stessi. Purtroppo sono proteste contro l’antipolitica e lo dimostra il fatto che la risposta dei politici ma non solo, sia principalmente di tacciare di antipolitica le proteste stesse, invece che di prendere provvedimenti immediati. Se quando Maria Antonietta disse che il popolo in mancanza del pane poteva mangiarsi le brioches ci fossero stati tanti giornalisti a dire che lamentarsi che mancava addirittura il pane suonasse un po’ demagogico e populista, forse la Rivoluzione Francese non ci sarebbe stata. Cordiali saluti LETTERA A REPUBBLICA 06/10/07
L'articolo odierno di Berselli è di quelli che ti fanno cadere le braccia e passare la voglia di comprare Repubblica e quindi ogni altro quotidiano, visto che era l'ultimo quotidiano che ritenevo capace di valutare le situazioni italiane col distacco professionale necessario, avendo abbandonato il Corriere anni fa ai tempi di Folli.
Anche Berselli si unisce alla foltissima schiera dei grandi giornalisti, Maltese, Scalfari etc.( e loro sanno quanto io li abbia venerati) che credono che la politica sia in grado di cambiare radicalmente motu proprio.
Il Grillismo non trova varchi nella politica? Che novità! Eppure tutti, e dico tutti, sappiamo come funziona il potere politico.
E se spunta un politico che apre un varco? Non dico un politico qualsiasi ma uno che nessuno può tacciare di comportamenti immorali, a cui nessuno può negare di essere una persona pulita, che succede? Diventa un approfittatore bieco. Peggio di tutti gli altri.
Scusi Berselli, ma se anche chi cerca di cambiare lo status quo viene immediatamente bollato come esempio da non seguire, chi mai potrà avere voglia di far qualcosa? Ma vi rendete conto che l'unica possibilità che non torni Berlusconi al potere stendendo una pietra tombale su ogni speranza di rinnovamento etico è che il centrosinistra si assuma la responsabilità di un cambiamento radicale e profondo delle abitudini politiche? E che servono le sculacciate per costringerli a muoversi?
Se non vi rendete conto nemmeno di questo, ma che diavolo scrivete a fare?
Siete tanti tromboni che negli ultimi anni avete tonitruato contro tutto e tutti, avete osannato Stella e Rizzo, avete picchiato come fabbri contro la malapolitica e appena qualcuno si è messo a menar le mani davvero, colpendovi di striscio, vi siete accasciati come dei Dida qualsiasi
Se a Di Pietro non sfiora l'idea di essere una mosca, a voi non sfiora l'idea che siamo un Paese marcio, a partire dalle fondamenta della democrazia.
Se non volete dar retta a Di Pietro e Grillo, date almeno ascolto a Sartori; o lui invece è un esempio di demenza senile?
In tragicomica attesa che il ma-anchismo porti pulizia nella politica, porgo
Cordiali saluti
Fabio Ferrari
| inviato da Caleidoscopio il 6/10/2007 alle 10:19 | |
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24 maggio 2007
| inviato da il 24/5/2007 alle 10:12 | |
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4 aprile 2007
Genitori e figli
Il capitalismo è figlio della democrazia ma non le assomiglia per niente e per di più non ne rispetta le regole. Bisognerebbe dargli qualche ciabattata ogni tanto ma la politica, ciabatta democratica per eccellenza, è usata più spesso dal capitalismo che dalla democrazia. L’unica sarebbe ricorrere alle scarpe col tacco a punta della Giustizia ma dopo un po’ la democrazia dice che le fanno male i piedi e si rimette le ciabatte.
| inviato da il 4/4/2007 alle 18:36 | |
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3 aprile 2007
LA STRADA E' ANCORA LUNGA.....
Ieri sera durante la trasmissione “Le Iene” ho assistito ad un’intervista di un tale del "Ministero degli affari islamici" del Bahrein, tra i più equilibrati ed obiettivi "musulmani incalliti" che mi sia mai capitato di sentire.
Eppure, questo individuo asseriva che la volontà di Allah era quella della lapidazione delle adultere,
che le leggi di uno Stato non possono prescindere da quelle di Dio ed altre sconcertanti amenità del genere.
Infine additava l’ateismo come il peggior nemico dell’Islam e il mezzo con il quale l’uomo si corrompe e perde il proprio essere.
Caro e simpatico Farahat Al-Kindy, devi sapere che solo una società atea potrebbe permettere a te e a tutti gli altri “disseminatori di fede” di ogni religione, di vivere nel mondo che tutti sogniamo un giorno possa esistere : Un mondo multiculturale e multirazziale in ogni angolo della Terra dove ognuno abbia il diritto di credere al proprio dio senza contrasti con le altre fedi.
Un mondo dove nessuno si dovrebbe permettere di fare del male o di imporre stili di vita religiosi a coloro che credono in un altro dio o che non credono affatto.
Credi in Allah? Bene, sono affari tuoi, ma non calpestare i diritti di chi crede in Visnù o negli insegnamenti di Buddha o nel Dio cristiano.
Il modo migliore e più veloce di innescare una guerra da sempre nel mondo, è quello di dire che il mio dio è più giusto e più bello del tuo.
Ricorda, caro Farahat, che se tu fossi nato in Florida tra la tribù dei Seminole, probabilmente ora staresti intagliando totem in onore di Manitou, e che se il tuo dio vuole che un uomo nasca in Nuova Guinea e che impari a credere al dio della foresta - perché non può nemmeno lontanamente immaginare che esista un dio come il tuo - non ti puoi permettere di dissentire dalla volontà del tuo dio e dargli dell’infedele che brucerà nell’inferno o chissà dove, perché a stordirti con i funghetti e lanciare sassolini in una ciotola o a vagare con gli spiriti ululando nella boscaglia irsuta, ci saresti potuto essere tu.
| inviato da il 3/4/2007 alle 21:57 | |
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